Archimede svilito da archeomani fantasiosi e giornalisti incompetenti

di Giovanni Pastore

12 settembre 2009

 

Ingranaggio di Archimede dopo il restauroIngranaggio di Archimede dopo il restauro

In seguito allo studio dell’Ingranaggio di Olbia condotto congiuntamente all’archeologo Rubens D’Oriano della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Sardegna, ognuno nell’ambito delle rispettive competenze professionali, ed infine all’attribuzione al celeberrimo Planetario di Archimede, sempre più spesso spuntano a destra e a manca scritti e opuscoli sull’argomento, sia on paper che on line. Pur volendo considerare tali scritti a livello semplicistico e divulgativo, tuttavia quasi tutti questi articoli appaiano redatti da archeomani fantasiosi o da giornalisti incompetenti perché manifestano unicamente gli aspetti storici ed archeologici del reperto, disarcionando invece del tutto, senza neanche un cenno, gli aspetti scientifici e ingegneristici che, invece, la costruzione del reperto presuppone in modo preminente. Lo studio scientifico e tecnologico è stato sviluppato esclusivamente dallo scrivente in modo molto approfondito, proprio in virtù delle mie specifiche conoscenze ed esperienze ultratrentennali nell’ambito dell’ingegneria meccanica, ed in particolare nella progettazione e nella costruzione di cinematismi a ruote dentate.
Giova ricordare che l’attribuzione del reperto al Planetario di Archimede è stato possibile proprio partendo da questi straordinari aspetti scientifici ed ingegneristici, che poi sono quelli per cui Archimede è stato grande, che però il reperto non può mostrare agli occhi di chi non ha specifiche competenze in materia, se non invece a persona particolarmente esperta nella specifica disciplina. Dopo il restauro il reperto è apparso con caratteristiche tecniche inattese; solo dopo un lungo, sofferto e approfondito studio scientifico e meccanico comparativo con gli ingranaggi moderni sono riuscito a determinare le equazioni matematiche che sono state alla base della costruzione dello speciale profilo dei denti, così pure per le caratteristiche meccaniche e tecnologiche dell’insolita composizione della lega metallica. In mancanza di testi, solo dallo studio approfondito di questi rari cinematismi è possibile risalire al livello del pensiero scientifico degli scienziati del periodo. Gli altri aspetti, infine, sono serviti da corollario, a conferma cioè di quanto lo studio matematico e meccanico aveva già evidenziato, ma, ribadisco, solo dopo aver prima messo in luce le straordinarie risultanze scientifiche dell’ingranaggio.

Ricostruzione dell'Ingranaggio di Archimede - © Copyright Giovanni PastoreRicostruzione dell'Ingranaggio di Archimede - © Copyright Giovanni Pastore

Raccontare solo gli aspetti storici e archeologici del reperto, che tuttavia presi isolatamente dal contesto scientifico non esprimono nulla perché peraltro risultano essere singolarmente aleatori per il loro range temporale piuttosto impreciso, oltre ad essere un’operazione culturale mediocre, può indurre alla banalizzazione della circostanza, che invece è molto seria e complessa nell’ambito della Storia della Scienza. La semplificazione è doverosa per il grande pubblico, ed è anche cosa molto difficile: Cicerone diceva che “il difficile è essere semplici”, ma questo taglio netto è un’altra cosa. Per riassumere correttamente una circostanza bisogna avere la padronanza dell’argomento sotto ogni aspetto, senza escludere alcune parti, soprattutto quelle fondamentali, solo perché non sono state comprese da chi scrive l’articolo: dovendo ridurre il peso di un’auto non si può togliere il motore, lasciando solo la carrozzeria. L’Ingranaggio di Archimede non è un dipinto che va ammirato, il suo valore è scientifico ed è insito nelle sue strabilianti specifiche tecniche e metallurgiche. Esprimere il valore dell’ingranaggio di Archimede solo con indefinite argomentazioni storiche e archeologiche, stralciando del tutto gli aspetti scientifici, è come valutare un’auto da corsa solo per il colore della carrozzeria, senza considerare affatto le prestazioni tecniche del motore. Questo modo di scrivere travia il lettore non esperto e disorienta gli altri.

Archimedes, Domenico Fetti, 1620Archimedes (1620), Domenico Fetti (Roma, 1589 - Venezia, 1623), Gemäldegalerie Alte Meister, Dresda, Germania

Mi preme segnalare, pertanto, a quanti si sono già cimentati e soprattutto a coloro che vorranno ancora farlo, di redigere scritti sull’argomento con la massima serietà e responsabilità e solo dopo aver prima compreso appieno soprattutto le complesse e peculiari motivazioni scientifiche che hanno portato all’attribuzione del reperto ad Archimede, che sono stati basilari per la costruzione dell’ingranaggio, e comunque sempre nel rispetto della Legge n. 633/41 e successive modificazioni ed integrazioni sulla “Protezione del diritto d’autore”. Peraltro lo scrivente ha già in più occasioni pubblicato tali risultati, segnalando in primis l’articolo de L’Unione Sarda del 20 marzo 2009, molto ben circostanziato e definitivo e comunque di facile comprensione per tutti. Questo al fine di non generare maggiore confusione nel lettore su un argomento già ostico in sé o, ancora peggio, di non indurlo in inganno nel caso gli argomenti siano scritti in modo errato, così come è già più volte accaduto in passato.
L'ennesimo grave svilimento, perpetrato da archeomani fantasiosi e giornalisti incompetenti nei confronti del genio di Archimede, è stato pubblicato proprio su L'Unione Sarda di ieri, 11 settembre 2009; anche alla luce dei tanti analoghi pregressi articoli sia on paper che on line (gran parte pubblicati dallo stesso autore durante la scorsa estate, peraltro anche illegittimi perché pubblicati in violazione alla Legge n. 633/41 sulla “Protezione del diritto d’autore”), ho deciso, mio malgrado, di scrivere quanto qui riportato al fine di fare definitivamente chiarezza sull'argomento. Ben lungi da me, pertanto, l'intento di redarguire indiscriminatamente e soprattutto chi racconta i fatti correttamente e con cognizioni di causa, ma che anzi ringrazio perché contribuiscono alla giusta divulgazione di questa importante scoperta.
Quando è stato possibile gli errori altrui sono stati anche corretti dallo scrivente in nome della giusta informazione, come quando ho dovuto trascrivere nella rassegna stampa delle mie pagine web le pubblicazioni che riguardano la mia attività scientifica divulgativa. Quanto appena detto è avvenuto persino con un semplice articolo informativo pubblicato a dicembre 2008, proprio nel corso del convegno internazionale di Olbia, in cui addirittura il giornalista (lo stesso autore degli articoli estivi di cui sopra) confonde il reperto di Olbia con quello di Antikythera, quest’ultimo invece ritrovato in Grecia e conservato al Museo Archeologico Nazionale di Atene.

errata: http://www.giovannipastore.it/index_file/21-Unione_Sarda_13-12-2008.JPG
corrige:
http://www.giovannipastore.it/21-UNIONE_SARDA_13-12-2008.htm

 

 

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Articolo conclusivo dello studio, disponibile on-line:
A Olbia il genio di Archimede
L'UNIONE SARDA - 20.03.2009 - by Giovanni Pastore (htm)

Articolo di maggiore dettaglio ma non ancora disponibile on-line:
MATHESIS - DIALOGO TRA SAPERI, Anno VI - n. 12 - Giugno 2009 - by Giovanni Pastore (htm)

DAVLOS 319, December 2008 - ∆ΑΥΛΟΣ 319, Δεκέμβριος 2008 - by Giovanni Pastore - Τζιοβάννι Παστόρε (pdf)

DAVLOS 314, June 2008 - ∆ΑΥΛΟΣ 314, 'Iούνιος 2008 - by Γιάννης Λάζαρης (pdf)

Intervista di Giovanni Pastore alla televisione di Stato greca EPT
Interview of Giovanni Pastore to the Greek television of State EPT

Bocconi University - Milan - Italy

 

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Alcuni momenti della conferenza di Giovanni Pastore al convegno internazionale di Olbia il 12 dicembre 2008

 

Altre immagini di Olbia e del convegno

 

 

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