Archimede svilito da archeomani fantasiosi e giornalisti incompetenti

di Giovanni Pastore

Ultimo aggiornamento 30 aprile 2010

 

Ingranaggio di Archimede dopo il restauroIngranaggio di Archimede dopo il restauro

In seguito allo studio scientifico-ingegneristico dell’Ingranaggio di Olbia che lo ha condotto ad attribuirlo al celeberrimo Planetario di Archimede, sempre più spesso spuntano a dritta e a manca scritti e opuscoli sull’argomento, sia on paper che on line. Pur volendo considerare tali scritti a livello semplicistico e divulgativo, tuttavia quasi tutti questi articoli appaiano redatti da archeomani fantasiosi o da giornalisti incompetenti perché manifestano unicamente gli aspetti storici ed archeologici del reperto, disarcionando invece del tutto, senza neanche un cenno, gli aspetti scientifici e ingegneristici che, invece, la costruzione del reperto presuppone in modo preminente. Lo studio scientifico e tecnologico è stato sviluppato esclusivamente dallo scrivente in modo molto approfondito, proprio in virtù delle mie specifiche conoscenze ed esperienze ultratrentennali nell’ambito dell’ingegneria meccanica, ed in particolare nella progettazione e nella costruzione di cinematismi a ruote dentate.
Giova ricordare che l’attribuzione del reperto al Planetario di Archimede è stato possibile proprio partendo da questi straordinari aspetti scientifici ed ingegneristici, che poi sono quelli per cui Archimede è stato grande, che però il reperto non può mostrare agli occhi di chi non ha specifiche competenze in materia, se non invece a persona particolarmente esperta nella specifica disciplina. Tanto per essere più chiari: se il reperto avesse avuto i denti triangolari, più grossolani nella costruzione e nel funzionamento, nessuno avrebbe mai potuto pensare di attribuirli a un genio, tanto meno ad Archimede. Ho pensato che ad ideare e a realizzare l’ingranaggio fosse stato un genio come quello di Archimede proprio perché i denti sono stati realizzati con questo particolare “profilo coniugato”, tecnicamente perfetto ed utilizzato in alcuni speciali ingranaggi moderni, e che certamente non poteva essere riconosciuto e considerato da chicchessia. Senza gli studi scientifici e ingegneristici da me sviluppati, l’ingranaggio si sarebbe potuto chiamare di Olbia, di Tizio, di Caio, ma non di Archimede in quanto non è cosa ovvia, né c’è la firma di Archimede sul reperto. Infatti, dopo il restauro il reperto è apparso con caratteristiche tecniche inattese; solo dopo un lungo, sofferto e approfondito studio scientifico e meccanico comparativo con determinati ingranaggi moderni sono riuscito ad individuare le equazioni matematiche che sono state alla base della costruzione dello speciale profilo dei denti, così pure per le caratteristiche meccaniche e tecnologiche dell’insolita composizione della lega metallica. In mancanza di testi, solo dallo studio approfondito di questi rari cinematismi è possibile risalire al livello del pensiero scientifico degli scienziati del periodo. Gli altri aspetti, infine, sono serviti da corollario, a conferma cioè di quanto lo studio matematico e meccanico aveva già evidenziato, ma, ribadisco, solo dopo aver prima messo in luce le straordinarie risultanze scientifiche dell’ingranaggio.

Ricostruzione dell'Ingranaggio di Archimede - © Copyright Giovanni PastoreRicostruzione dell'Ingranaggio di Archimede - © Copyright Giovanni Pastore

Archimede era un ingegnere, utilizzando la terminologia moderna, non un letterato, un filosofo o uno storico. Non si rende credibile al pubblico che l’ingranaggio era di Archimede con le storielle, ci vogliono le prove scientifiche, ci vogliono fatti concreti non le chiacchiere. Raccontare solo gli aspetti storici e archeologici del reperto, che tuttavia presi isolatamente dal contesto scientifico non esprimono nulla perché peraltro risultano essere singolarmente aleatori per il loro range temporale piuttosto impreciso, oltre ad essere un’operazione culturale mediocre, può indurre alla banalizzazione della circostanza, che invece è molto seria e complessa nell’ambito della Storia della Scienza. La semplificazione è doverosa per il grande pubblico, ed è anche cosa molto difficile: Cicerone diceva che “il difficile è essere semplici”, ma questo taglio netto è un’altra cosa. Per riassumere correttamente una circostanza bisogna avere la padronanza dell’argomento sotto ogni aspetto, senza escludere alcune parti, soprattutto quelle fondamentali, solo perché non sono state comprese da chi scrive l’articolo: dovendo ridurre il peso di un’auto non si può togliere il motore, lasciando solo la carrozzeria. L’Ingranaggio di Archimede non è un dipinto che va ammirato, il suo valore è scientifico ed è insito nelle sue strabilianti specifiche tecniche e metallurgiche. Esprimere il valore dell’ingranaggio di Archimede solo con indefinite argomentazioni storiche e archeologiche, stralciando del tutto gli aspetti scientifici, è come valutare un’auto da corsa solo per il colore della carrozzeria, senza considerare affatto le prestazioni tecniche del motore. Questo modo di scrivere travia il lettore non esperto e disorienta gli altri.

Archimedes, Domenico Fetti, 1620Archimedes (1620), Domenico Fetti (Roma, 1589 - Venezia, 1623), Gemäldegalerie Alte Meister, Dresda, Germania

Mi preme segnalare, pertanto, a quanti si sono già cimentati e soprattutto a coloro che vorranno ancora farlo, di redigere scritti sull’argomento con la massima serietà e responsabilità e solo dopo aver prima compreso appieno soprattutto le complesse e peculiari motivazioni scientifiche che hanno portato all’attribuzione del reperto ad Archimede, che sono stati basilari per la costruzione dell’ingranaggio, e comunque sempre nel rispetto della Legge n. 633/41 e successive modificazioni ed integrazioni sulla “Protezione del diritto d’autore”. Peraltro lo scrivente ha già in più occasioni pubblicato tali risultati, segnalando in primis l’articolo de L’Unione Sarda del 20 marzo 2009, molto ben circostanziato e definitivo e comunque di facile comprensione per tutti. Questo al fine di non generare maggiore confusione nel lettore su un argomento già ostico in sé o, ancora peggio, di non indurlo in inganno nel caso gli argomenti siano scritti in modo errato, così come è già più volte accaduto in passato.
L'ennesimo grave svilimento, perpetrato da archeomani fantasiosi e giornalisti incompetenti nei confronti del genio di Archimede, è stato pubblicato proprio su L'Unione Sarda di ieri, 11 settembre 2009; anche alla luce dei tanti analoghi pregressi articoli sia on paper che on line (gran parte pubblicati dallo stesso autore durante la scorsa estate, peraltro anche illegittimi perché pubblicati in violazione alla Legge n. 633/41 sulla “Protezione del diritto d’autore”), ho deciso, mio malgrado, di scrivere quanto qui riportato al fine di fare definitivamente chiarezza sull'argomento. Ben lungi da me, pertanto, l'intento di redarguire indiscriminatamente e soprattutto chi racconta i fatti correttamente e con cognizioni di causa, ma che anzi ringrazio perché contribuiscono alla giusta divulgazione di questa importante scoperta.
Quando è stato possibile gli errori altrui sono stati anche corretti dallo scrivente in nome della giusta informazione, come quando ho dovuto trascrivere nella rassegna stampa delle mie pagine web le pubblicazioni che riguardano la mia attività scientifica divulgativa. Quanto appena detto è avvenuto persino con un semplice articolo informativo pubblicato a dicembre 2008, proprio nel corso del convegno internazionale di Olbia, in cui addirittura il giornalista (lo stesso autore degli articoli estivi di cui sopra) confonde il reperto di Olbia con quello di Antikythera, quest’ultimo invece ritrovato in Grecia e conservato al Museo Archeologico Nazionale di Atene.

errata: http://www.giovannipastore.it/index_file/21-Unione_Sarda_13-12-2008.JPG
corrige:
http://www.giovannipastore.it/21-UNIONE_SARDA_13-12-2008.htm
12 settembre 2010.

 

Questi tentativi di scippo non sono stati gli unici; altri ne sono stati artatamente realizzati in modo ancora più subdolo con operazioni di microchirurgia letteraria al solo scopo di sovvertire il senso del testo. Non è affatto una novità che quando vi è una notizia così importante non sono pochi coloro che vogliono appropriarsi indebitamente della paternità della scoperta o almeno di salire sul carro del vincitore, cambiando il senso del discorso con parole non dette o espresse diversamente. Non c'è da meravigliarsi di nulla, il mondo è pieno di parassiti. “Le parole diversamente disposte fanno un senso diverso, e i sensi diversamente disposti fanno un effetto diverso. Lo stesso concetto cambia significato secondo le parole che lo esprimono”. (Pascal, Pensieri, trad. it. di Paolo Senni, Mondadori, Milano, 1980, n. 26-27, p. 108). Ma le bugie, comunque dette, hanno sempre le gambe corte.
30 marzo 2010.

 

Quanto di seguito riportato per chiarire il significato di alcune frasi di recenti articoli che sono apparsi on paper e on line a margine dell'inaugurazione della Mostra sul Planetario di Archimede avvenuta all'aeroporto di Olbia il 28 aprile 2010.
Un esempio di frase poco chiara è quella riportata in un articolo il 29 aprile 2010 a pag. 19 su
L’Unione Sarda a firma di Viviana Montaldo: “A spiegare brevemente l'origine ai tanti intervenuti all'evento Giovanni Pastore, ingegnere che grazie ai suoi studi riuscì a confermare quelle intuizioni che nell'estate del 2006 furono degli archeologi D'Oriano e Pisanu”.
Lo stesso giorno la frase in questione è stata ripresa e ripetuta, di sicuro inconsapevolmente, con poche variazioni formali, anche nella pagina web del Comune di Olbia: “L'origine del reperto è stata spiegata da Giovanni Pastore, l'ingegnere che, grazie ai suoi studi, riuscì a confermare le intuizioni avanzate dagli archeologi D’Oriano e Pisanu nell'estate del 2006”.
Un esempio invece di articolo deontologicamente corretto, che pur senza entrare nel merito comunque non lascia adito a interpretazioni diverse dalla realtà dei fatti, è il pezzo apparso il 29 aprile u.s. a pag. 02 su
La Nuova Sardegna a firma di Alessandro Pirina.
Pur escludendo superficialità o incompetenze, la prima frase di certo non è il massimo di chiarezza letteraria in quanto, vista anche la peculiarità dell’argomento, così come è stata scritta può indurre in inganno l’inconsapevole lettore su un argomento già ostico in sé. Per questo motivo, in mancanza di una rettifica chiarificatrice da parte dell’autore, mio malgrado sono costretto a scrivere queste righe di chiarimento nell’esclusivo interesse del lettore.
La frase appare esprimere che il mio lavoro scientifico-ingegneristico sia servito da “supporter” di ipotetiche e non meglio precisate intuizioni iniziali da parte degli archeologi, cosa invece assolutamente non vera perché senza il mio lavoro, che è stato fondamentale e determinante per l’attribuzione del frammento di ruota dentata, nessuno, tanto meno archeologi di cultura tradizionale, si sarebbe mai sognato di ipotizzare l’origine archimedea del pezzo.
C’è da premettere, in un discorso serio, che ha poca importanza che a realizzare il reperto sia stato Archimede o un ignoto matematico-ingegnere. La novità importante di questo studio è l’aver scoperto delle conoscenze scientifiche dell’antichità la cui cognizione era a noi finora ignota, e che vanno a riscrivere alcune pagine della Storia della scienza, dalla matematica all’astronomia. Tuttavia il solo nome di Archimede, da un po’ di tempo, ha fatto destare frenesie di appropriazione indebita del lavoro altrui, come è sovente riscontrare in ambito accademico, oltretutto relegando la vera scoperta scientifica a mero fatterello di supporto e svilendo ancora una volta il genio di Archimede, per di più in violazione della Legge n. 633/41 sulla “Protezione del diritto d’autore”. Forse perché così si fa più presa sul pubblico o forse perché si costruisce un alone di fumo storico-letterario, che invece in uno studio serio sarebbe solo di contorno.
La frase in questione di certo non lascia intendere che le intuizioni degli archeologi fossero rivolte al fatto che il reperto fosse un semplice ingranaggio antico e che io poi abbia confermato, perché ciò era lapalissiano che fosse una ruota dentata con denti che allora apparivano a forma triangolare. Non c’è bisogno di un esperto in ingranaggi antichi e moderni per accorgersi che il reperto è una ruota dentata. Di contro, invece, alla luce dei risultati finali a cui lo studio scientifico-ingegneristico ha condotto, cioè alla straordinaria attribuzione dell’ingranaggio ad Archimede, tenendo conto dei pregressi e ripetuti tentativi di scippo della scoperta operati in passato, il significato che la frase assume diventa univoco e cioè: l’appartenenza ad Archimede era stata intuita dagli archeologi e che il sottoscritto, chiamato in causa per le analisi scientifiche, ha poi confermato l’attribuzione ad Archimede intuita degli archeologi nel 2006.
Pertanto, che le intuizioni fossero intese come l’interpretazione di un semplice ingranaggio antico o come appartenente ad Archimede c’è di mezzo un abisso di conoscenze e competenze, che comunque non sono proprie degli archeologi.
C’è da dire che al momento del ritrovamento, con i denti che risultavano triangolari perché ricoperti da abbondante ossido, neanche io che ho a che fare con gli ingranaggi da quarant'anni potevo immaginare le risultanze scientifiche che sarebbero poi emerse successivamente da questo studio dopo il restauro, eseguito due anni dopo nel 2008, portando alla luce la speciale curvatura dei denti e che ho, da solo, matematicamente e ingegneristicamente studiato. Questo reperto è un ingranaggio, non è un vaso o una statua, quindi lo studio è a carattere prettamente scientifico-matematico-ingegneristico.
Ricordo ancora, così come si evince dal programma ufficiale, che fino al XVIII Convegno Internazionale di studi su “L’Africa Romana” svoltosi ad Olbia nei giorni 11-14 dicembre 2008 il titolo del contributo era "SCIENTIA ARS SUPREMA: UN MECCANISMO TIPO ANTIKYTHERA DA OLBIA"; solo nei mesi successivi al Convegno, dopo ulteriori approfondimenti scientifici e metallurgici, è stato possibile l'attribuzione al Planetario di Archimede e il titolo, per la stampa degli atti che avverrà a dicembre 2010, è diventato "UN FRAMMENTO DEL PLANETARIO DI ARCHIMEDE DA OLBIA".
La frase in questione induce a ribaltare la verità dei fatti e porta a far intendere soggetti diversi protagonisti del lavoro altrui, e questo non è, soprattutto, onesto, oltre che potrebbero ravvisarsi violazioni della su citata legge sulla “Protezione del diritto d’autore”. Bisogna sempre avere rispetto del lavoro degli altri. L’intuizione non nasce dalla nostra mente all’improvviso o per opera dello Spirito Santo, come avviene figurativamente in certi film di cartoni animati o come la coscienza collettiva spesso ritiene. L’intuizione è il risultato di profonde e mature conoscenze e competenze, e comunque i cui effetti si conseguono con tanto lavoro e perseveranza e solo se delle proprie idee si ha intima e profonda convinzione. In questo caso non vale affatto ciò che scriveva Virgilio nell’Eneide (X, 284), “Audentis Fortuna iuvat” (La fortuna aiuta chi osa).
Cosa potevano intuire gli archeologi di Archimede se non è nelle loro competenze professionali l’analisi matematica, la geometria analitica, la meccanica razionale, la meccanica applicata, la scienza delle costruzioni, la tecnologia meccanica, la metallurgia, la costruzione di macchine, le trasmissioni ad ingranaggi e la meccanica celeste? Discipline tutte indispensabili per operare una corretta interpretazione del reperto metallico in oggetto. E come se io, da ingegnere, avessi la pretesa di voler far credere di essere dotto in cardiochirurgia, tanto per dirne una.
Ma se addirittura, dopo il restauro, gli archeologi erano preoccupati perché i denti non risultavano triangolari come quelli antichi? Ciò significa che non avevano alcuna cognizione dell’argomento, come è giusto che sia in un lavoro interdisciplinare e molto specialistico. Se non fosse stato per il sottoscritto che, appena visto il reperto restaurato, ha pensato all’analogia strutturale e matematica con il "profilo coniugato" dei denti moderni, il reperto sicuramente sarebbe stato riposto in qualche scatola nei depositi della Soprintendenza.
Da professionista di lungo corso so che qualunque professionista serio faccia un errore, cosa possibilissima ogni giorno, ha il dovere (e in alcuni casi il diritto) di correggersi. Se non lo fa è giusto che lo facciano altri.
30 aprile 2010.

 

 

Giovanni Pastore

L’autore dello studio scientifico-ingegneristico dell'Ingranaggio e dell'attribuzione al Planetario di Archimede:

Giovanni Pastore (Rotondella - MT - 1954), si è laureato in Ingegneria meccanica al Politecnico di Torino nel 1978. Prima ancora di laurearsi la Fiat Mirafiori di Torino gli offrì un contratto di lavoro, e per cinque anni lavorò all'ufficio progettazioni autoveicoli, occupandosi di calcolo strutturale.
Dal 1982 vive e lavora a Policoro (Matera), dove esercita la libera professione di ingegnere e quella di docente a contratto di Costruzioni Meccaniche presso le Facoltà di Ingegneria Meccanica di alcune Università italiane.

 

 

Ulteriori dettagli:

Il grande valore scientifico del reperto, che riscrive la Storia della scienza:
Svelato il mistero di Archimede
L'UNIONE SARDA - 02.10.2009 - by Giovanni Pastore (htm)

Articolo sintetico ma esplicativo dello studio definitivo e dell’attribuzione ad Archimede:
A Olbia il genio di Archimede
L'UNIONE SARDA - 20.03.2009 - by Giovanni Pastore (htm)

La scoperta dei primi risultati scientifici:
Il pensiero scientifico dei Greci nascosto in un ingranaggio
IL SOLE 24 ORE - Scientific supplement "NOVA 24" - Thursday 16.10.2008 - by Giovanni Pastore (htm)

 

Articoli direttamente correlati:

Il genio di Archimede snobbato in Sardegna:
L'UNIONE SARDA - 10.09.2009 - by Giovanni Pastore (htm)

DAVLOS 319, December 2008 - ∆ΑΥΛΟΣ 319, Δεκέμβριος 2008 - by Giovanni Pastore - Τζιοβάννι Παστόρε (pdf)

DAVLOS 314, June 2008 - ∆ΑΥΛΟΣ 314, 'Iούνιος 2008 - by Γιάννης Λάζαρης (pdf)

Intervista di Giovanni Pastore alla televisione di Stato greca EPT
Interview of Giovanni Pastore to the Greek television of State EPT

Bocconi University - Milan - Italy

 

Altri articoli correlati:

Articolo di maggiore dettaglio ma non ancora disponibile on-line:
MATHESIS - DIALOGO TRA SAPERI, Anno VI - n. 12 - Giugno 2009 - by Giovanni Pastore (htm)

MATHESIS - DIALOGO TRA SAPERI, Anno V - n. 11 - Dicembre 2008 - by Gian Nicola Cabizza (htm)

L'UNIONE SARDA - Saturday 13.12.2008 - by Claudio Chisu (htm)

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LA NUOVA SARDEGNA - 15.11.2007 - (jpg)

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Alcuni momenti della conferenza di Giovanni Pastore al convegno internazionale di Olbia il 12 dicembre 2008

 

Altre immagini di Olbia e del convegno

 

 

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Alla pagina web del libro di Giovanni Pastore
IL PLANETARIO DI ARCHIMEDE RITROVATO
(THE DISCOVERY OF ARCHIMEDES' ORRERY)
Scienza, tecnologia, storia, letteratura e archeologia, certezze e congetture sul più antico e straordinario calcolatore astronomico
Con altri due studi scientifici:
sul Planetario di Antikythera e sulla Brocchetta di Ripacandida

 

 

Alla pagina web del libro di Giovanni Pastore
ANTIKYTHERA E I REGOLI CALCOLATORI
Tecnologia e scienza del calcolatore astronomico dei Greci
Istruzioni per l’uso dei regoli calcolatori logaritmici matematici, cemento armato e speciali, con numerosi esempi di calcolo

 

 

IL MECCANISMO DI ANTIKYTHERA
THE ANTIKYTHERA MECHANISM
  Italian and English version 

 

 

Alla pagina web del libro di Giovanni Pastore
GLI INFORTUNI DOMESTICI
Come prevenirli

 

 

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