L'UNIONE SARDA

Venerdì 20 marzo 2009

"CULTURA"
"Le scienze e gli astri"

 

Dagli studi su "L'Africa Romana" la nuova scoperta scientifica sul frammento ritrovato nel 2006

A Olbia il genio di Archimede

Reperto attribuito al Planetario del matematico

di Giovanni Pastore

 

Ricostruzione dell'Ingranaggio di Archimede - © Copyright Giovanni Pastore
Ricostruzione dell'Ingranaggio di Archimede
© Copyright 2006-2009 - All rights reserved - Giovanni Pastore, Policoro (MT), Italy

In occasione del XVIII convegno internazionale di studi su "L'Africa Romana", svoltosi a Olbia dall'11 al 14 dicembre 2008, ho presentato in anteprima e solo nelle linee essenziali uno studio che ha trovato la sua sorprendente conclusione in questi ultimi tempi e che ha portato ad attribuire ad Archimede il frammento di ruota dentata ritrovato nel sottosuolo di Olbia. Dopo ulteriori approfondimenti, tre sono le novità principali: il frammento risale alla fine del III o inizio del II secolo a.C.; il profilo dei piccoli denti è risultato curvo, non triangolare come ritenuto in precedenza; il materiale di cui è composto non è bronzo ma ottone.
Nel luglio 2006, durante uno scavo nella piazza del mercato civico olbiese, era stato raccolto un frammento metallico di una ruota dentata, che da subito appariva piccolo, insignificante e per di più ossidato. La corretta datazione del reperto nel record archeologico dello strato, sigillato da quello superiore già esso antico, è stata determinata dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Sardegna, sotto la cui direzione è avvenuto lo scavo. La cronologia del frammento è compatibile con la fine del III secolo a.C. in quanto nello scavo sono stati trovati unicamente reperti che vanno dalla fine III all'inizio II secolo a.C., e cioè il culmine dell'attività di Archimede, proprio nella fase apicale della scienza ellenistica. Sul piano dell'evidenza archeologica risulta, pertanto, il più antico ingranaggio della storia, e non stupisce che susciti grande interesse nella comunità scientifica internazionale.

I reperti principali del Calcolatore di Antikythera, conservati al Museo Archeologico Nazionale di Atene
I reperti principali del Calcolatore di Antikythera, conservati al Museo Archeologico Nazionale di Atene.

Nel 1902, nelle acque antistanti l'isola greca di Antikythera, nel mare fra l'Egeo e lo Jonio, era stato ripescato un meccanismo a ingranaggi del I secolo a.C. Il meccanismo è rimasto un unicum fino al ritrovamento a Olbia del frammento. Il Calcolatore di Antikythera era un planetario, l'unico giunto fino a noi, ma le fonti letterarie classiche (Cicerone, Ovidio, Lattanzio, Claudiano) ne citano un altro ben più antico e straordinario, costruito da Archimede nel III sec. a.C., anch'esso presumibilmente con meccanismi a ingranaggi che, dopo la conquista di Siracusa nel 212 a.C., il console romano Marcello aveva portato a Roma.
I denti dell'ingranaggio di Olbia, prima del restauro, apparivano di forma triangolare, come quelli del reperto di Antikythera e come quelli di tutti gli altri ingranaggi realizzati nei secoli successivi, perfino come quelli disegnati da Leonardo da Vinci per le sue macchine. Con grande stupore, invece, dal restauro è emersa una sorpresa: il profilo dei denti non è risultato essere triangolare, ma curvo, tanto che appare straordinariamente simile nella forma e nelle dimensioni a quello dei denti degli ingranaggi moderni.
Il meccanismo di Olbia, quindi, consentiva quell'ingranamento perfetto, senza giochi eccessivi e interferenze, che si raggiunge negli ingranaggi moderni il cui profilo coniugato è il risultato di studi matematici accurati e profondi attribuiti a eminenti scienziati del '600 e '700. I denti triangolari, invece, permettono un ingranamento molto grossolano per l'eccessivo gioco fra i denti in presa e per problemi di interferenza, che provocano impuntamenti nella rotazione.
Dall'analisi chimica spettrografica del materiale, eseguita recentemente, è emerso che il frammento metallico che si pensava fosse bronzo, lega di rame e stagno molto diffusa nell'antichità, così come quello degli ingranaggi di Antikythera o di altri meccanismi antichi, è risultato invece ottone, lega di rame e zinco, più prezioso del bronzo, ma più appropriato per la costruzione di organi molto sollecitati come le ruote dentate, per le sue migliori proprietà meccaniche e tecnologiche. Il reperto evidenzia anche una straordinaria precisione costruttiva, nonostante sia stato realizzato manualmente in un mondo in cui la tecnologia meccanica era di livello molto basso rispetto a quello attuale, e comunque insufficiente per un meccanismo così complesso cinematicamente.
Considerando tutte le conoscenze scientifiche che la sua realizzazione presuppone, sorge spontaneo il sospetto che fosse un frammento del planetario di Archimede, anche perché il meccanismo, o parte di esso, non è mai stato ritrovato. A realizzarlo è stata sicuramente una mente geniale, il cui pensiero scientifico, dall'astronomia alla matematica e alla scienza dei materiali, era avanti di secoli, se non addirittura di millenni, rispetto al suo tempo. Dal momento che la pertinenza di questi congegni doveva essere fortemente elitaria, è ragionevole pensare che il planetario di Archimede sia stato utilizzato da qualche aristocratico o uomo di governo inviato da Roma. Da approfondite ricerche storiche e comparando i dati con le scarse fonti letterarie disponibili, risulta che proprio Marco Claudio Marcello, nipote dell'omonimo generale romano conquistatore di Siracusa, è stato l'ultimo possessore conosciuto del Planetario di Archimede.

Archimedes (1620), Domenico Fetti (Roma, 1589 - Venezia, 1623), Gemäldegalerie Alte Meister, Dresda, Germania Archimedes (1620)

Domenico Fetti (Roma, 1589 - Venezia, 1623)

Gemäldegalerie Alte Meister, Dresda

Germania.

Evidentemente il Planetario, in occasione di uno scalo ad Olbia, forse durante una esibizione in onore delle autorità locali, ha subito danni irreparabili ed è finito così, in tutto o in parte, nel sottosuolo cittadino. Una sciagura per l'aristocratico ma una immensa fortuna per i posteri, che ci permette di comprendere il motivo che avrebbe indotto Marcello, comandante dell'esercito romano durante l'assedio di Siracusa, a ordinare ai suoi soldati di salvare la vita dell'illustre scienziato siracusano, probabilmente affinché anche Roma potesse usufruire dei servizi di cotanto genio. Con la sua morte, gran parte della sua sapienza è andata perduta per sempre poiché i Pitagorici tramandavano solo oralmente le loro conoscenze e solo a pochi iniziati; questo ha portato alla perdita di gran parte del loro sapere.
Queste conclusioni servono poi a suffragare quanto da più scrittori sostenuto nelle loro opere letterarie, a partire da Cicerone, circa l'esistenza del Planetario di Archimede e della fama di tale dispositivo ancora dopo molti secoli dalla sua scomparsa, a testimonianza del valore che il mondo romano assegnava alle meraviglie scientifiche prodotte dagli scienziati di origine greca.

 

IL NAUFRAGIO NEL MARE SARDO
L'oggetto del potere di Marco Claudio Marcello

Sorge spontanea la domanda: come mai un frammento del Planetario di Archimede è stato ritrovato ad Olbia, che era una cittadina portuale mediterranea di medio livello, e non in una fiorente città della Magna Grecia? Giova ricordare che dopo la conquista romana della Sardegna nel 238 a.C., il porto di Olbia era diventato uno scalo molto importante prima di affrontare il mare aperto, per esempio per le rotte verso la Spagna e l'Africa nord-occidentale, con le quali erano molto sviluppati i traffici militari e commerciali. I numerosi reperti archeologici rinvenuti nelle Bocche di Bonifacio provano che questa rotta era preferenziale.
È noto che Marco Claudio Marcello, nipote dell'omonimo generale, è stato inviato da Roma in Spagna nel 152 a.C. e in Numidia nel 148 a.C., dove, nel viaggio di andata, naufragò. È evidente che in tali occasioni sicuramente avrà fatto scalo ad Olbia, e non avrebbe potuto non portare con sé il Planetario di Archimede da ostentare quale status symbol del potere personale oltre che familiare e, più in generale, dell'intera Roma. Il planetario sicuramente poteva essere utilizzato anche per prevedere le eclissi e così impressionare e intimorire i nemici, o per rassicurare i soldati romani che gli eventi imminenti non erano nefasti, come fece per esempio Gaio Sulpicio Gallo che previde un'eclissi lunare alla vigilia della battaglia di Pidna, ed evitò che le truppe romane fossero intimorite dal fenomeno.
Alla luce dello scenario ipotizzato e considerata la perfetta concordanza tra le evidenze scientifiche e le risultanze storiche, letterarie e archeologiche, non sembra per nulla azzardato concludere che quel frammento che sinora abbiamo affermato far parte di un ipotetico Calcolatore di Olbia fosse invece parte integrante del Planetario di Archimede.

 

DATI E PIANETI
Macchine portatili antiche

I planetari meccanici a ingranaggi, come quello di Antikythera o di Archimede, funzionavano come un calcolatore portatile a programma fisso: si inserivano i dati, i giri della manovella corrispondenti ai giorni, e la macchina dava la posizione dei pianeti rispetto alle costellazioni.
Nel planetario di Antikythera, il moto del Sole e della Luna è rappresentato da due lancette che ruotano a differenti velocità sul quadrante anteriore su cui sono riportate le costellazioni dello zodiaco. Purtroppo non è rimasta alcuna descrizione dettagliata dei meccanismi che animavano il planetario di Archimede in quanto la sua opera Sulla costruzione della Sfera, in cui descriveva i principi seguiti nella costruzione, è andata perduta. Notizie della sua esistenza ci pervengono da Pappo.

Giovanni Pastore (www.giovannipastore.it)
(Questo articolo è sintetico ma esplicativo dello studio definitivo e dell’attribuzione ad Archimede).

 

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L'UNIONE SARDA - Venerdì 20 marzo 2009
A Olbia il genio di Archimede: L'UNIONE SARDA - 20.03.2009 - by Giovanni Pastore

 

Giovanni PastoreL’autore:

Giovanni Pastore (1954, Rotondella - Basilicata, Italia), si è laureato a pieni voti in Ingegneria Meccanica al Politecnico di Torino nel 1978. Prima ancora di laurearsi la Fiat Mirafiori di Torino gli offrì un contratto di lavoro, e per cinque anni lavorò all'ufficio progettazioni autoveicoli, occupandosi di calcolo strutturale.
E’ stato Ufficiale di complemento del Corpo degli Ingegneri dell’Esercito presso lo Stabilimento Veicoli da Combattimento ex
STAVECO di Nola (NA), con incarico di revisione e collaudo di mezzi corazzati (Leopard e M113). Alcuni anni dopo è stato richiamato in servizio, presso lo stesso Stabilimento, per aggiornamenti tecnici e avanzamento di grado.
Dal 1982 vive e lavora a Policoro (Basilicata, Italia), dove esercita la libera professione di ingegnere e quella di docente a contratto di Costruzioni Meccaniche presso le Facoltà di Ingegneria Meccanica di alcune Università italiane.

The author:
Giovanni Pastore (1954, Rotondella - Basilicata, Italy), received his degree with full marks in Mechanical Engineering at Turin Polytechnic University in 1978. Even before graduating he was offered a contract at Fiat Mirafiori in Turin, where for the following five years he worked at the automotive design office, dealing with structural calculations.
He was a reserve officer with the Army Corps of Engineers at the plant of ex-combat vehicles STAVECO at Nola (Naples, Italy), appointed with the task of the revision and testing of tanks (Leopard and M113). Some years later he was recalled to duty, at the same plant, for technical updates and degree advancements.
He has lived and worked in Policoro (Basilicata, Italy) since 1982, where he works as a freelance engineer and Professor of Mechanical Engineering at the Faculty of Mechanical Engineering at several Italian universities.

 

Ulteriori dettagli:

Il Planetario di Archimede ritrovato e la Brocchetta Pitagorica di Ripacandida
il LUCANO Magazine - Anno IX, N. 5 - Maggio 2011 - by Anna Mollica (htm)

Il mistero dei cieli e di Pitagora nella Brocchetta di Ripacandida
LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO - 16.04.2011 - by Lorenza Colicigno (htm)

Il grande valore scientifico del reperto, che riscrive la Storia della scienza:
Svelato il mistero di Archimede
L'UNIONE SARDA - 02.10.2009 - by Giovanni Pastore (htm)

La scoperta dei primi risultati scientifici:
Il pensiero scientifico dei Greci nascosto in un ingranaggio
IL SOLE 24 ORE - Scientific supplement "NOVA 24" - Thursday 16.10.2008 - by Giovanni Pastore (htm)

 

Articoli direttamente correlati:

Il genio di Archimede snobbato in Sardegna:
L'UNIONE SARDA - 10.09.2009 - by Giovanni Pastore (htm)

DAVLOS 319, December 2008 - ∆ΑΥΛΟΣ 319, Δεκέμβριος 2008 - by Giovanni Pastore - Τζιοβάννι Παστόρε (pdf)

DAVLOS 314, June 2008 - ∆ΑΥΛΟΣ 314, 'Iούνιος 2008 - by Γιάννης Λάζαρης (pdf)

Intervista di Giovanni Pastore alla televisione di Stato greca EPT
Interview of Giovanni Pastore to the Greek television of State EPT

Bocconi University - Milan - Italy

 

Altri articoli correlati:

Articolo di maggiore dettaglio ma non ancora disponibile on-line:
MATHESIS - DIALOGO TRA SAPERI, Anno VI - n. 12 - Giugno 2009 - by Giovanni Pastore (htm)

MATHESIS - DIALOGO TRA SAPERI, Anno V - n. 11 - Dicembre 2008 - by Gian Nicola Cabizza (htm)

L'UNIONE SARDA - Saturday 13.12.2008 - by Claudio Chisu (htm)

L'UNIONE SARDA - Friday 03.10.2008 - by Giovanni Pastore (htm)

L'UNIONE SARDA - Scientific supplement - 31.05.2008 - by Sabrina Schiesaro (jpg)

L'UNIONE SARDA - Scientific supplement - 05.04.2008 (jpg)

L'UNIONE SARDA - Scientific supplement - 22.03.2008 - by Giovanni Pastore (jpg)

LA NUOVA BASILICATA - 22.03.2008 - by Eleonora Cesareo (jpg)

L'UNIONE SARDA - Scientific supplement - 24.11.2007 - by Gian Nicola Cabizza (jpg)

LA NUOVA SARDEGNA - 15.11.2007 - (jpg)

 

Alcuni momenti della conferenza di Giovanni Pastore al convegno internazionale di Olbia il 12 dicembre 2008

 

Altre immagini di Olbia e del convegno

 

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Giovanni Pastore nel suo studio di Ingegneria a Policoro (Matera)

 

 

Prof. Ing. GIOVANNI PASTORE
Via Monte Bianco, 14
I-75025 POLICORO (Matera) 
ITALY

ph. +39 0835 980530


E-MAIL: info@giovannipastore.it

 

 

Book by Giovanni Pastore
THE RECOVERED ARCHIMEDES PLANETARIUM
Science, technology, history, literature and archaeology, certainty and conjecture on the most ancient and extraordinary astronomical calculating device. With two other scientific studies: on the Antikythera Planetarium and the Pitcher of Ripacandida.
With the appendix:
Pythagoras in the contemporary world. Influences of Pythagorean scientific philosophy in the modern and contemporary world.
Summary in: English - Italiano - Ελληνικά - 日本語 - Español - Français - Português - Deutsch - Tiếng Việt
(The book is written in English, ISBN  9788890471544)

 

 

Libro di Giovanni Pastore
IL PLANETARIO DI ARCHIMEDE RITROVATO
Scienza, tecnologia, storia, letteratura e archeologia, certezze e congetture sul più antico e straordinario calcolatore astronomico
Con altri due studi scientifici:
sul Planetario di Antikythera e sulla Brocchetta di Ripacandida
Summary in: Italiano - English - Ελληνικά - 日本語 - Español - Français - Português - Deutsch - Tiếng Việt
(Il libro è scritto in Italiano, ISBN  9788890471520)

 

 

IL MECCANISMO DI ANTIKYTHERA
THE ANTIKYTHERA MECHANISM
  Italian and English version 

 

 

Alla pagina web del libro di Giovanni Pastore
ANTIKYTHERA E I REGOLI CALCOLATORI
Tecnologia e scienza del calcolatore astronomico dei Greci
Istruzioni per l’uso dei regoli calcolatori logaritmici matematici, cemento armato e speciali, con numerosi esempi di calcolo

 

 

Alla pagina web del libro di Giovanni Pastore
GLI INFORTUNI DOMESTICI
Come prevenirli

 

 

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