GIOVANNI PASTORE
IL PLANETARIO DI ARCHIMEDE RITROVATO
THE RECOVERED ARCHIMEDES PLANETARIUM
Scienza, tecnologia, storia, letteratura e archeologia, certezze
e congetture sul più antico e straordinario calcolatore astronomico
Con altri due studi scientifici:
sul Planetario di Antikythera e sulla Brocchetta di Ripacandida
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ISBN 9788890471520
Il
Planetario di Archimede fu una delle realizzazioni tecniche più ammirata
nell'antichità. Le migliori informazioni su quest'oggetto sono fornite da
Cicerone, il quale scrive che nell'anno 212 a.C., quando Siracusa fu
saccheggiata dalle truppe romane, il console Marco Claudio Marcello portò a Roma
un apparecchio costruito da Archimede che riproduceva la volta del cielo su una
sfera, e un altro che prediceva il moto apparente del Sole, della Luna e dei
pianeti, corrispondente quindi a un moderno planetario. Cicerone, riferendo le
impressioni di Gaio Sulpicio Gallo, che aveva potuto osservare di persona lo
straordinario oggetto, sottolinea come il genio di Archimede fosse riuscito a
generare i moti dei pianeti, tra loro tanto diversi, con un'unica rotazione.
Archimede aveva descritto la costruzione del Planetario nell'opera Sulla
Costruzione della Sfera. La notizia dell’opera, ora considerata perduta, ci è
riferita da Pappo di Alessandria.
La scoperta del Planetario di Antikythera nel 1902, un dispositivo ad ingranaggi
che risale alla prima metà del I secolo a.C. e che dimostra quanto fossero
elaborati gli antichi meccanismi costruiti per rappresentare il moto degli
astri, ha riacceso l'interesse per il Planetario di Archimede.
Con la scoperta ad Olbia nel 2006 del frammento di un'antica ruota dentata,
ancora più evoluta scientificamente e tecnicamente rispetto agli ingranaggi di
Antikythera e che dopo profondi, attenti e scrupolosi studi è stato possibile
attribuire al Planetario realizzato da Archimede, si è aperta una luce nuova e
inaspettata sulla grandezza del pensiero scientifico del genio di Siracusa.
Dagli studi scientifici e matematici del reperto è emerso che molte delle
invenzioni che vogliamo considerare moderne sono state ideate e progettate da
Archimede oltre duemila anni prima. L’importanza del reperto, inoltre, sta nel
fatto che finora di Archimede ci erano pervenute solo alcune opere scritte
(codici A, B e C) attraverso trascrizioni e traduzioni
greche, arabe e latine. Il codice C è il più antico codice di Archimede,
l'unico scritto ancora in greco, vergato su pergamena nel 975, trasformato in
Palinsesto a Gerusalemme nel 1229, è ancora oggetto di studi negli Stati Uniti.
Delle sue macchine, invece, non ci era pervenuto finora assolutamente nulla. Il
reperto, anche se di piccole dimensioni, ma non stiamo parlando di un semplice
pezzo di coccio, è una grande testimonianza e quindi un contributo nuovo, unico
e inatteso per la conoscenza dell'attività scientifica del grande Archimede.
La conoscenza del moto epicicloidale, detto anche moto planetario, necessaria
per la progettazione del rotismo epicicloidale presente nel Planetario di
Antikythera nonché del profilo dei denti dell’ingranaggio di Archimede, fa
presumere che alcuni antichi scienziati greci conoscessero il moto planetario
dei corpi celesti e avessero raggiunto gli stessi risultati che sono stati
attribuiti agli scienziati moderni 2000 anni dopo. Presumo che il rotismo
epicicloidale possa essere stato utilizzato, per la peculiare similitudine
cinematica, come modello matematico per il calcolo del moto planetario celeste.
Nella seconda parte del libro sono ampiamente trattate sia la cinematica del
Planetario di Antikythera, presente anche nella ruota di Olbia e che anticipa
l’eliocentrismo di Copernico, sia il modello matematico e lo sviluppo analitico
del moto epicicloidale, in relazione al moto planetario celeste.
Nella terza parte del libro è esposto un altro mio recente studio scientifico,
riguardante la Brocchetta ritrovata a Ripacandida, in Basilicata, risalente al V
secolo a.C. e di derivazione pitagorica. Il reperto raffigura l’impatto,
realmente avvenuto, di un grande meteorite sulla Terra, e le leggi fisiche
ivi graficamente rappresentate, straordinariamente moderne, sono in completa
antitesi con la successiva dogmatica fisica aristotelica.
Nel luglio del 2006, durante uno scavo d’emergenza nella piazza del Mercato
Civico nell’abitato di Olbia, fu rinvenuto un frammento di una ruota dentata di
43 millimetri. La Soprintendenza per i Beni Archeologici della Sardegna, che
dirigeva le operazioni di scavo, ha subito dato la giusta importanza ad un
apparentemente insignificante e ossidato frammento metallico. Il reperto si
presentava simile agli ingranaggi del meccanismo di Antikythera, ritrovato in
Grecia e conservato al Museo Archeologico Nazionale di Atene, di cui tanto si
parlava in quel periodo perché su di essi erano ancora in corso ad Atene
ulteriori moderne analisi tomografiche. La corretta datazione del reperto di
Olbia nel record archeologico dello strato, sigillato da quello superiore già
esso antico, è stata determinata dalla stessa Soprintendenza per i Beni
Archeologici. Il reperto, e tutto lo strato dello scavo, è stato datato dalla
fine del III alla metà del II secolo a.C., per la presenza di altri reperti
facilmente databili e tutti compresi nel periodo considerato.
Il giorno dopo il ritrovamento la Soprintendenza mi invitò a studiare
scientificamente il reperto meccanico, in virtù della mia ormai quarantennale
competenza ed esperienza nella progettazione e nella costruzione degli
ingranaggi moderni, e soprattutto per aver lungamente studiato ed editato altri
antichi meccanismi ad ingranaggi, fra cui anche quello di Antikythera.
Al momento del ritrovamento i denti dell’ingranaggio sembravano a profilo
triangolare, come quelli del Calcolatore di Antikythera, che risale al I secolo
a.C., e degli altri meccanismi realizzati nei secoli successivi, il cui
ingranamento tuttavia è molto grossolano.
Dopo il restauro, invece, è emersa una sorpresa molto importante: i denti non
erano a forma triangolare ma presentavano i fianchi con una speciale curvatura.
Appena esaminate le fotografie ad alta definizione del reperto con i denti
ripuliti dall’ossido, intravidi la straordinaria similitudine con i denti curvi
degli ingranaggi moderni, il cui “profilo coniugato” è il risultato di studi
matematici accurati e profondi formulati da eminenti scienziati del XVIII
secolo. Un’altra grande sorpresa è stato il risultato delle analisi strumentali
al SEM, eseguite dalla Soprintendenza sul reperto, da cui risultava che la lega
metallica non era bronzo, come ci si sarebbe aspettato perché molto diffuso
nell’antichità, ma ottone, una lega di rame e zinco molto più rara e preziosa
del bronzo perché di difficile realizzazione, ma più appropriata per la
costruzione degli ingranaggi per le migliori proprietà meccaniche e
tecnologiche. L’ingranaggio risulta quindi più evoluto scientificamente, sia
matematicamente che dal punto di vista metallurgico, nonostante sia stato
realizzato prima di tutti gli altri meccanismi a noi finora pervenuti. Ciò
significa che chi ha realizzato questo profilo aveva delle conoscenze
matematiche, ed anche sulla tecnologia dei metalli, avveniristiche di almeno 20
secoli. Questo straordinario profilo matematico che rende l’ingranamento
tecnicamente perfetto, non può che essere il frutto di una mente geniale. Il
primo pensiero sull’autore dell’ingranaggio è andato ad Archimede di Siracusa,
sia perché era il matematico più stimato del suo tempo, ma anche perché sappiamo
dalle fonti letterarie classiche (Cicerone, Ovidio, Lattanzio, Claudiano) che
aveva costruito un planetario, presumibilmente ad ingranaggi. Considerata la
perfetta concordanza tra le evidenze scientifiche e le risultanze storiche,
letterarie ed archeologiche e di cui parlerò in seguito, non sembra azzardato
concludere che il frammento di Olbia facesse parte integrante del Planetario di
Archimede.
Come si evince dalla nutrita rassegna stampa, gli straordinari risultati
riscontrati nello studio matematico del profilo dei denti furono subito
anticipati sulla stampa, on-line e in altri convegni scientifici nazionali ed
esteri. Sono state rese pubbliche immediatamente ed esclusivamente, anche se
solo parzialmente, le straordinarie risultanze scientifiche certe e
incontrovertibili che la costruzione del reperto presupponeva, e che,
evidentemente, lo rendevano scientificamente superiore rispetto a tutti gli
altri meccanismi ad ingranaggi che conosciamo, realizzati nei 20 secoli
successivi. Tuttavia, nonostante lo studio scientifico e ingegneristico del
reperto condotto dallo scrivente sia durato alcuni anni di intenso e impegnativo
lavoro, la decisone sull’attribuzione non è stata presa subito, con frenesia,
superficialità o a cuor leggero. Non è stato semplice proprio perché ero
consapevole delle notevoli responsabilità che mi sarebbero derivate dalle
considerazioni conclusive. Proprio per le inaspettate risultanze che, come ho
già detto, sono emerse fin dalle prime analisi matematiche comparative, sono
stati necessari maggiori riscontri e approfondimenti, giungendo alla decisione
dell’attribuzione al Planetario di Archimede solo alla fine di un lungo,
meditato e sofferto percorso di studio e di ricerca.
Lo studio del reperto è stato pubblicato, nelle linee essenziali, negli atti del
XVIII Convegno Internazionale di studi su “L’Africa Romana” svoltosi ad Olbia
nei giorni 11-14 dicembre 2008. A completamento della pubblicazione di cui
sopra, in cui non era stato possibile riportare lo studio integrale avendone
dovuto stralciare totalmente gli aspetti scientifico-ingegneristici, data la
vastità del lavoro rispetto allo spazio disponibile, che pure, vista
l’importanza dei risultati, era stato abbondantemente superato, dopo lunghe
meditazioni ho ritenuto necessaria un’apposita pubblicazione in cui presentare
lo studio completo del reperto. Questo perché ho sentito doveroso, per la
Cultura universale e la Storia della scienza, dare una visione completa dello
studio dell’ingranaggio, soprattutto per gli aspetti scientifico-ingegneristici
che poi sono quelli che sono stati fondamentali e determinanti per
l’attribuzione dell’ingranaggio al Planetario di Archimede. In questo libro sono
quindi riportate tutte le motivazioni e le prove scientifiche che mi hanno
indotto ad attribuire al Planetario di Archimede il frammento della ruota
dentata ritrovata ad Olbia.
Per informazioni:
Prof. Ing. GIOVANNI PASTORE
Via Monte
Bianco, 14
I-75025 POLICORO (Matera)
ITALY
ph. +39 0835 980530
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E-MAIL:
giopastore@katamail.com
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IL
PLANETARIO DI ARCHIMEDE RITROVATO
(THE
RECOVERED ARCHIMEDES PLANETARIUM)
Scienza, tecnologia, storia, letteratura e archeologia, certezze e
congetture sul più antico e straordinario calcolatore astronomico
Con altri due studi scientifici:
sul Planetario di Antikythera e sulla Brocchetta di Ripacandida
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IL
MECCANISMO DI ANTIKYTHERA
THE
ANTIKYTHERA MECHANISM
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ANTIKYTHERA E I REGOLI
CALCOLATORI
Tecnologia e scienza del calcolatore astronomico dei
Greci
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logaritmici matematici, cemento armato e speciali, con numerosi esempi di
calcolo
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GLI INFORTUNI DOMESTICI
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